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24 Ottobre 2025Lecce, 15/10/2025 – Si è concluso a Lecce, presso la Camera di Commercio, il Final Meeting del progetto nazionale CLEARGENES (CLimatE chAnge Resilience GENES in Italian fruits and vegetables), due giornate di confronto tra ricercatori, imprese e istituzioni dedicate al futuro della selezione varietale e alla costruzione di un’agricoltura capace di affrontare le sfide del cambiamento climatico e delle emergenze fitosanitarie.
Finanziato nell’ambito del programma Agritech Spoke 4 (Università di Padova – DAFNAE) e coordinato da IGATech, il progetto CLEARGENES ha coinvolto università, centri di ricerca e aziende italiane nella creazione di una banca dati genetica e fenotipica a supporto del miglioramento varietale di specie frutticole e orticole di primaria importanza, favorendo la resilienza e la sostenibilità del comparto agroalimentare nazionale.
<<Produrre di più con meno risorse, senza compromettere l’ambiente: questa è la sfida della ricerca genetica contemporanea>> ha dichiarato Laura Rustioni (Università del Salento), organizzatrice dell’evento <<una sfida che possiamo vincere solo attraverso la collaborazione tra ricerca, imprese e istituzioni: la coesione della filiera è la vera forza della resilienza>>
La ricerca come rete di conoscenza e responsabilità
Ad aprire l’evento sono stati i saluti istituzionali di Maria Antonietta Aiello (Prorettrice e Rettrice eletta dell’Università del Salento) e Stefano Piraino (Direttore del DiSTeBA dell’Università del Salento)
La prima giornata, coordinata da Davide Scaglione (IGATech), è stata dedicata alla presentazione dei risultati scientifici ottenuti nell’ambito del progetto, che è stato brevemente inquadrato da Gianni Barcaccia (Università di Padova).
Piero Lionello (Università del Salento) ha delineato con rigore la situazione climatica del Mediterraneo, sottolineando l’aumento del tasso di riscaldamento e le ripercussioni sulla stabilità dei sistemi agricoli.
Emanuele De Paoli (Università di Udine) e Alessandro Vannozzi (Università di Padova) hanno illustrato come la biodiversità derivante dagli incroci possa alimentare programmi di selezione genomica per la vite.
Davide Scaglione ha approfondito le potenzialità delle tecnologie di genotipizzazione mediante sequenziamento, mentre Luigi Falginella (Vivai Cooperativi Rauscedo) ha ripercorso l’evoluzione del vivaismo e del miglioramento genetico viticolo.
Marina Malatrasi (Panora) e Cristina Sudiro (LandLab) hanno presentato gli avanzamenti nella fenotipizzazione in condizioni di stress idrico, dimostrando come l’innovazione genetica e le tecnologie di campo possano convergere verso un uso più efficiente delle risorse.
Nel pomeriggio, gli interventi di Ezio Portis e Matteo Martina (Università di Torino) e Francesco Scariolo (Università di Padova) hanno approfondito la resilienza nelle solanacee e nelle cicorie, mentre Edoardo Bertini (EdiVite) ha illustrato l’applicazione delle tecniche di genoma editing CRISPR-Cas9 nella vite.
Michele Perazzolli (Università di Trento – Centro di Sperimentazione Laimburg) ha mostrato come la caratterizzazione del microbioma del pomodoro e del metaboloma del melo possa contribuire a incrementare la resilienza delle colture agli stress ambientali. Laura Rustioni(Università del Salento) presenta alcune strategie di fenotipizzazione per valutare la risposta di vite al cambiamento climatico.
La giornata si chiude con una partecipata discussione sul futuro della selezione varietale moderata da Gianni Barcaccia (Università di Padova).
Xylella e coesione della filiera: la conoscenza come antidoto alla disinformazione
La seconda giornata, incentrata sul tema della lotta alla Xylella fastidiosa, si è aperta con le relazioni di Donato Boscia e Maria Saponari (CNR – Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante), che hanno analizzato rispettivamente le sfide emergenti della patologia in un contesto di cambiamento climatico e le dinamiche di resistenza e suscettibilità dell’olivo.
A seguire, Giovanni Melcarne (Azienda Forestaforte) ha illustrato i risultati delle attività di selezione varietale in olivo, mentre Laura Rustioni (Università del Salento) ha esposto i primi passi nella selezione varietale della vite.
Gianluca Bleve (CNR – Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari) ha invece affrontato il tema della qualità delle nuove cultivar di olive, presentando le analisi sui parametri compositivi e aromatici dei prodotti trasformati, con particolare riferimento all’impatto delle caratteristiche genetiche sul profilo sensoriale degli oli.
La tavola rotonda, moderata da Paola Restelli, ha rappresentato un momento di dialogo concreto tra scienza, impresa e territorio, riunendo:
Pier Paolo Miglietta, Presidente del corso di Laurea in Viticoltura e Enologia (Università del Salento);
Angelo Delle Donne, Operatore dell’Osservatorio Fitosanitario Regione Puglia
Rosario Centonze, Presidente Ordine Agronomi Lecce
Costantino Carparelli, Presidente Coldiretti Lecce
David Montefrancesco, Delegato Confagricoltura Lecce;
Gianni Cantele, Presidente Consorzio del Salice Salentino DOC;
Giovanni Melcarne, Presidente Consorzio Olio DOP Terra d’Otranto;
Giuseppe Baldassarre, Responsabile Comitato Tecnico Scientifico AIS Italia.
Il confronto ha evidenziato come la disinformazione e la polarizzazione alimentino diffidenze e ostacolino l’adozione delle innovazioni scientifiche, mentre la cultura e la divulgazione qualificata rappresentano la via maestra per costruire coesione e fiducia nella ricerca.
Solo un approccio condiviso – che unisca conoscenza, formazione e responsabilità – può garantire la resilienza dell’intera filiera agroalimentare.
Nel pomeriggio, i partecipanti hanno visitato il Frantoio Forestaforte di Gagliano del Capo, sede di un centro di sperimentazione applicata realizzato grazie alla collaborazione con il CNR–IPSP.
Il complesso ospita tutte le strutture necessarie per lo studio e la selezione di germoplasma olivicolo resistente alla Xylella, costituendo un modello virtuoso di sinergia tra ricerca e impresa agricola.
Resilienza, conoscenza, coesione
Il Final Meeting di Lecce ha lasciato un messaggio chiaro: la resilienza non si costruisce esclusivamente in laboratorio seguendo la via maestra della selezione varietale, ma attraverso la conoscenza condivisa e la collaborazione attiva lungo tutta la filiera agricola.
<<Solo sostenendo la ricerca e la cultura scientifica potremo garantire un’agricoltura che duri nel tempo>> ha concluso Laura Rustioni, <<perché la resilienza non è un concetto astratto, ma una scelta collettiva che richiede conoscenza, coesione e responsabilità condivisa>>




