
AIS Bat Svevia presenta Le Tecniche di Servizio, lunedì 16 febbraio 2026 ore 19 Hotel La Terrazza Barletta
5 Febbraio 2026
Concorso Miglior Sommelier Junior di Puglia 2026 – 11 Marzo – Ist. Alberghiero Domenico Modugno, Polignano a Mare
10 Febbraio 2026Una cascata di riccioli biondi e capacità comunicative di grande effetto.
Peraltro, con le iniziali che si ritrova – PR – le Pubbliche Relazioni sono il suo elemento distintivo.
«Curare un contatto o dar vita a una rete di persone e idee mi ha sempre procurato divertimento», confessa Paola Restelli, milanese di nascita ma salentina a tutto tondo, figura tra le più rappresentative dell’Associazione Italiana Sommelier Puglia.
«Vengo alla luce il primo gennaio, alle ore 11.00, dopo una scorpacciata di ostriche e Krug – così Paola riporta il racconto di chi c’era. Finito il festeggiamento della notte di Capodanno, mia madre va in ospedale per partorire. La stanza si riempie presto di fiori, e tanti altri arrivano col passare delle ore, generando una domanda diffusa: ma chi è nata?».
È mio padre - in quei giorni chissà dove - che li fa recapitare.
Arriva quando è ancora troppo piccola una prima vera svolta della sua vita.
Avevo un anno quando perdo mia madre, in un incidente stradale. Di lei rimane solo una grande foto appesa in camera, ricordo della sua fulgida bellezza.
Papà spesso assente: chi si è occupato di lei?
Si occupa di me mia nonna materna: a vicenda “ci salviamo la vita”.

La fase adolescenziale è quella successiva, ed è caratterizzata da non poche turbolenze.
Cresce in me la voglia di ribellione, dettata dall’impulso della rabbia. Sguazzo nei movimenti underground italiani, tra Milano, Bologna e Torino, abitando spazi musicali autogestiti e sperimentando con la mia videocamera. Cerco nella “tribe” la famiglia che non ho mai avuto. A 17 anni sono fuori di casa, a 18 mi innamoro di un musicista milanese con il quale vado a convivere: io, lui, il mio cane, un universo parallelo che ci avvolge.

E poi che accade?
La storia finisce, ma la passione per la cultura tekno no. Non a caso, proprio a un rave party rimango stregata dagli occhi scuri e profondi di un ragazzo del Sud che, guarda un po’, diventerà negli anni il padre dei miei figli. È stato l’amore, dunque, a condurmi in Puglia, sull’onda di un brivido nato ballando.


Un’altra svolta determinante.
In terra salentina nascono i miei due figli, Omar e Amina. Per loro decido, per la prima volta, di mettere radici in un luogo specifico. Alla base del mio agire, però, resta sempre una forma mentis apolide.
Che mamma ritiene di essere?
Essere mamma è il mio impegno più totalizzante: coltivo l’autonomia dei miei figli e insegno loro a essere curiosi, coraggiosi e umili. Piedi saldamente ancorati a terra e occhi rivolti alle stelle.
Ha degli hobby?
Ancora oggi la musica accompagna le mie giornate, anche se le occasioni di ballare a occhi chiusi sono sempre più rare. Quando posso mi dedico a una sessione di yoga e, quando voglio sentirmi davvero felice, corro al mare: il luogo che amo di più, in assoluto. Il cinema d’autore mi emoziona ancora come ai tempi dell’università, quando guardavo incantata i film di Luis Buñuel, la Nouvelle Vague, Lars von Trier, o le opere dei fratelli Dardenne. Ho un approccio olistico al benessere, pertanto amo studiare e praticare la naturopatia.

Ha fatto riferimento agli anni universitari. Qual è stata la sua formazione?
Provengo dal mondo dell’audiovisivo: diplomata alla Scuola Civica di Cinema di Milano, laureata con il massimo dei voti a Brera in Arte Multimediale, ho lavorato per anni in Rai come aiuto regista. Il percorso artistico ha ampliato il mio punto di vista, aiutandomi a comprendere che, per approcciarsi al mondo del vino, è necessario spaziare ben oltre i testi tecnici di settore.


E siamo arrivati al mondo del vino.
Lavoro da anni nel comparto come Wine Specialist e formatrice, con un coinvolgimento sia orizzontale – dall’ideazione del vino alla sua messa in commercio – sia verticale, tra strategie di marketing e comunicazione. La scrittura, per me, è uno strumento fondamentale di crescita umana e professionale: ogni volta che devo redigere un articolo per le riviste di settore con cui collaboro, rallento il mio “giro motore” e mi immergo nello studio. Sono Degustatrice Ufficiale AIS, giudice per concorsi nazionali, TEDx speaker e attualmente rivesto il ruolo di Wine Specialist presso un noto distributore del Sud Italia, occupandomi di sviluppo catalogo e affiancamento/formazione della rete vendita. Anche in questo caso, il mio ruolo corre lungo l’asse prodotto–servizio–conoscenza.


Non ha però abbandonato il mondo accademico. Anzi, il vino funge da cerniera.
Sono responsabile comunicazione ed eventi della Facoltà di Viticoltura ed Enologia dell’Università del Salento, con specializzazione nella divulgazione della ricerca scientifica relativa alla selezione varietale e al miglioramento genetico. Determinata come un Capricorno, ma al contempo esuberante, punto tutto sul mio approccio intraprendente e versatile, nonché sul flusso costante di idee che mi accompagna fin dal risveglio, quando il cervello comincia a lavorare prima ancora che il corpo sia sveglio.

Quando e come si è avvicinata al mondo della sommellerie? Chi è stato il suo mentore?
Assunto il ruolo di mamma a tempo pieno, mi trovo costretta a rinunciare al mio impiego nel settore audiovisivo. Proprio in quel periodo cresce in me la voglia di saperne di più sul vino, che istintivamente ho sempre adorato. Si aprono le porte del mondo AIS ed entro a far parte dell’effervescente famiglia della delegazione leccese. Quando Fabrizio Miccoli mi rivela, per la prima volta, la complessità del contesto viticolo, capisco che quell’universo, così denso e articolato, contiene tutto ciò che desidero.

Alla fine del secondo livello formativo trova già lavoro.
Per una cantina del territorio: Feudi di Guagnano (grazie a Gianvito Rizzo per aver scommesso per primo su di me). Ripensando al mio percorso di crescita, rivedo la scrupolosità di Aldo Specchia, l’allure di Fabio Gallo e la geniale follia di Antonio Linciano, mio mentore sul versante business. Un immenso grazie anche al professor Giuseppe Festa, con il quale ho sviluppato il perfezionamento universitario in Wine Business e pubblicato la mia tesi; a Costanza Fregoni, che ha illuminato il mio percorso verso l’approfondimento scientifico; e oggi alla vulcanica professoressa Laura Rustioni dell’Università del Salento. Ultimo, ma non certo per importanza, Marco Mascellani, che chiarisce ogni mio dubbio enologico: da lui cerco di assorbire professionalità, garbo e ironia.


Quali tendenze intravede nel mondo del vino nel 2026?
Suppongo che, per quanto concerne la ristorazione, aumenterà la mescita al calice e il cliente – alla ricerca di trasparenza – manifesterà una forte richiesta di valore e prezzi più equi. Mi auguro possa reggere l’interesse per gli spumanti, con un’accezione sempre più trasversale, per bianchi e rosati gastronomici, con un sostegno continuo ai rossi meno estrattivi o segnati dall’uso del legno. Spero vinca la cultura del bere consapevole, dove non conta il numero dei bicchieri, bensì il contesto in cui li si consuma: convivio, cultura, qualità. Sarà l’anno della verità per i no-low alcohol, con una prevedibile crescita del segmento delle bevande nutraceutiche. Nel mondo distributivo continuerà ad affermarsi chi saprà affiancare alla vendita servizi sartoriali, cuciti su misura sulle esigenze del cliente. È evidente che la comunicazione del vino dovrà smettere di calare dall’alto, sacrificando inclusività e seduzione sul freddo altare del registro analitico. I contenuti tecnici restano imprescindibili, ma vanno trasformati in “oggetti del desiderio” all’interno di una narrazione più sciolta e interattiva. Una sfida parecchio interessante.

Lei è parte attiva anche dell’Associazione Donne del Vino. Cosa le restituisce questa appartenenza?
Faccio parte della grande famiglia delle Donne del Vino e godo di un’alleanza umana e professionale tra donne che mettono in rete i propri talenti. Un’associazione che, con oltre 1.300 iscritte in tutta Italia, trasmette la cultura enologica valorizzando la figura femminile nel comparto e contribuendo all’ascesa verso ruoli apicali, in un contesto storicamente dominato dagli uomini. Con la delegazione pugliese collaboro al progetto formativo D-Vino negli istituti superiori regionali e promuovo la cultura delle “Bolle di Puglia” sul territorio nazionale.


Qual è il suo vino preferito? E a cosa lo abbina a tavola?
Un solo vino del cuore? Se così fosse, avrei finito di vivere con passione il mio mestiere. È molto probabile che in mia compagnia si beva una bolla, ma la curiosità con cui stappo mi spinge a sperimentare in ogni direzione. La dottrina cibo-vino ci aiuta fino a un certo punto: come sostiene Gabriele Gorelli MW, è necessario passare dal food pairing al mood pairing.



La rubrica Conosciamoci Meglio è realizzata da Michele Peragine per Ais Puglia




