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4 Agosto 2025Premessa
Premessa. Trattandosi di un collega giornalista, utilizzerò il più confidenziale Tu al convenzionale Lei nello spazio di cui è protagonista Angelo Loreto, 48 anni, viso incorniciato da una barba divenuta quasi un segno distintivo: “Non ricordo perché e da quando la porto”.

Miglior Sommelier di Puglia 2024, sei di origini campane
Sono nato a Sarno, provincia di Salerno, ma ho sempre vissuto in Puglia, a Castellaneta. Il perché è semplice: mamma Raffaella, campana, papà Enzo, pugliese. Galeotti furono basket e servizio militare: mio padre lo svolgeva in provincia di Salerno, dove mia madre viveva e giocava. Lui un giorno andò a tifare il Taranto in trasferta e invece in campo vide lei, da avversaria. Il resto, come si suol dire, è storia…Ho un fratello quarantacinquenne, Romolo, archeologo e docente universitario all’Istituto Orientale di Napoli.

Qual è stato il tuo percorso formativo?
Ho frequentato il liceo scientifico a Laterza, poi ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Agraria all’Università di Bologna. Ho vissuto lì tre anni ma poi, per scelta personale, sono tornato a casa. Strano ripensare che oggi sono comunque in quel mondo, ma entrato da un’altra porta: evidentemente non era ancora il momento giusto. Oggi mi divido con Corato, la città della mia compagna Lucia. biologa ospedaliera e anche lei Sommelier AIS. Eravamo insieme già da qualche anno e nel 2020 l’ho coinvolta nell’Associazione. Causa Covid ha iniziato il corso di primo livello online, poi si e’ tornati in presenza. La nostra casa si e’ riempita di libri, bottiglie e calici. Lucia è la mia prima tifosa e la mia prima critica. Per fortuna!

Ho ricordato in premessa che siamo colleghi.
La mia professione principale, oggi fusa con il ruolo di sommelier, nella figura di comunicatore del vino, è quella del giornalista. Fin da bambino mi piaceva scrivere e a scuola i voti più alti arrivavano dai temi. Dal 2002 al 2022 ho lavorato alla Gazzetta del Mezzogiorno. Iniziò tutto per caso, come tante altre cose nella mia vita. Diciamo che più che cercare la mia strada, mi sono lasciato trascinare e coinvolgere dagli eventi. Credo nei segni, diffido dalle coincidenze. Credo, contrariamente alle frasi da film, che la nostra vita è già scritta, sta solo a noi coglierne i segnali per seguire la strada giusta. La conferma è una catena di eventi che mi ha portato alla mia vita di oggi, che da un lato è la crescita all’interno dell’AIS, dall’altra il nuovo lavoro. Da qualche mese sono infatti direttore editoriale di Retrogusti – Food Tales, un progetto che opera nel mondo dell’enogastronomia con un magazine online e con l’organizzazione di eventi dal vivo. Abbiamo mille idee e sono sicuro che in futuro ci toglieremo grandi soddisfazioni. Scrivo anche per Vitae Online, la sezione online della rivista Vitae di AIS Italia.

Come sono stati gli inizi nella carta stampata?
I 20 anni trascorsi alla Gazzetta mi hanno formato e mi hanno dato tanto. Ho avuto modo di svolgere ogni giorno un lavoro diverso, cosa fondamentale per me: orari fissi e un cartellino da timbrare mi fanno mancare l’ossigeno, preferisco iniziare la giornata di lavoro senza sapere quando finirà. Ho incontrato e intervistato tanti personaggi famosi, da Christian De Sica a Gianni Rivera, dal cardinale Camillo Ruini a Massimo D’Alema a Julio Velasco. Fino a idoli dell’adolescenza come Toti e Tata e le star del tennis Flavia Pennetta e Roberta Vinci. Con quest’ultima, tarantina, mi lega forse l’aneddoto più particolare di quella esperienza: le due pagine straordinarie di cronaca sportiva, interviste e approfondimenti scritti quando sconfisse Serena Williams alla semifinale degli US Open nel 2015. Partita finita alle 23:00, bisognava chiudere il giornale al massimo a mezzanotte. Ancora oggi mi chiedo come ci siamo riusciti.

Cosa ti ha spinto ad avvicinarti all’Ais? Chi ti ha guidato?
Mi ci sono avvicinato per curiosità, per il desiderio di conoscere e scoprire. Un bel giorno mi sono detto: vivo in una regione che produce tanto vino, anche di qualità, ma non conosco assolutamente nulla. Il mio rapporto con il vino si limitava infatti al primitivo amabile sfuso che acquistava mio padre e a poco più, così come quello con il mondo della birra, di cui oggi sono sommelier, che per me era circoscritto alle due etichette pugliesi che tutti conosciamo. E da quel momento mi si è aperto un mondo di cui mi sono innamorato. Era il 2018, il corso era in un ristorante di Putignano. Facemmo l’esame scritto il 4 marzo 2020, qualche giorno prima del lockdown totale. E a giugno l’orale. Il mio mentore è stato sicuramente il mio delegato Enzo Carrasso. Ricordo che alla presentazione del corso chiuse la serata con una degustazione di un rosato. Profumi, freschezza, persistenza. Per me era arabo, ero lì che mi dicevo che sarebbe stato impossibile arrivarci. Poi col tempo il rapporto con Enzo si è fatto sempre più personale. Mi ha spronato e consigliato. Una parte fondamentale in tutto il mio percorso ce l’ha anche Vittorio Laterza, il responsabile servizi della nostra Delegazione. Fu lui a inserirmi nella squadra di servizio agli eventi Ais: esordio a DolcePuglia 2022. Senza quel passo, niente sarebbe accaduto in seguito.



Da quel giorno saranno stati decine di migliaia i calici preparati, serviti, lavati e asciugati. E tantissime le amicizie nate attorno ad una macchina lavabicchieri. Infine, altre due figure sono sempre state per me da esempio: Peppino Baldassarre e Betty Mezzina. Li ho sempre visti come due maestri, due giganti della comunicazione del vino. Immaginate per me l’emozione di tenere di recente una masterclass nella Delegazione Bat-Svevia insieme con Betty.

Da bambino cosa sognavi di diventare?
Sognavo di fare il biologo marino. A mare, nel golfo di Taranto, trascorrevo giornate intere in acqua a caccia di pesciolini, uova di seppie, granchi, piccole sogliole, lumache di mare che mettevo poi in acquari improvvisati fatti con le vaschette del gelato. Una volta trovai anche un cavalluccio marino. Parliamo di 40 anni fa. Oggi non c’è rimasto più niente. Facciamoci qualche domanda su come stiamo trattando il nostro pianeta e diamoci qualche risposta. Il cavalluccio ho deciso di tatuarmelo sul braccio.
Come spieghi la grande attenzione che negli ultimi anni si è sviluppata intorno al mondo del vino soprattutto da parte di donne e giovani?
Credo che alla base ci sia la consapevolezza del fatto che quel che c’è all’interno del calice di vino è solo la punta di un iceberg fatto soprattutto di storia, territorio, produttori, tradizioni. Oggi scoprire il vino è anche la “scusa” per fare un viaggio in una regione dove quel vino è prodotto. E poi in tanti – me compreso – preferiscono bere meno, ma bere meglio.

Quali sono i tuoi interessi extra professionali?
Da dove cominciare? Sicuramente il cinema, con preferenze che cambiano nel corso degli anni. Da ragazzino ami gli action, oggi mi appassionano i film che trattano di storie vere o del Novecento. Il mio preferito? Forrest Gump. Stessi temi li cerco anche nei libri, soprattutto quelli che parlano di mafie, conflitti sociali e misteri della storia d’Italia dagli anni ’60 in poi. Anche in questo caso, però, il libro preferito parla di tutt’altro, “A volte ritorno” di John Niven... ma non dico nulla, se qualcuno lo leggerà’ poi me lo racconterà’ in privato. Amo anche viaggiare, soprattutto adesso per conoscere e approfondire territori legati al vino.
Di te raccontano anche della passione infinita per la musica.
La musica non deve mancare mai, purché fino agli anni ’90. Sono rock e sono concertista: ho visto U2, Sting, Queen, Elton John, Morricone, Zucchero, Baglioni, Max Pezzali, Venditti, Ligabue, Vasco e quattro volte Bruce Springsteen, il mio mito numero uno. Una volta ho incontrato quasi tutti i membri della sua band. La canzone del cuore non può che essere “Thunder Road”. Unico rimpianto: essere stato troppo piccolo per vedere Freddie Mercury.

Sono pochi, invece, a conoscenza della tua arte agricola, legata agli studi universitari.
Da qualche anno mi diletto con la coltivazione dello zafferano: inizialmente programmavo di farne qualcosa di più strutturato ma, dopo la partecipazione a qualche mercatino, la mia cara ernia del disco ha deciso di farmi desistere visto che è richiesto di stare ore e ore piegati sul terreno. Così oggi ne produco solo piccole quantità per casa. Ho un’altra grande passione: finanza, borsa e investimenti.

Fisico asciutto, atletico. Quali sport pratichi?
Da adolescente giocavo a tennis, oggi lo sport per me è fare lunghe camminate a passo veloce. Mi fa stare bene fisicamente e mi libera la mente. Molte sessioni di studio le ho fatte proprio camminando. E poco male se chi mi vede parlare da solo possa pensare che forse la sera prima ho esagerato col vino.


Con la tavola, invece, che rapporto hai? E quali sono i vini preferiti?
Ammetto di essere un’ottima forchetta. Se non fosse per il perfetto metabolismo e per l’attività fisica quotidiana, non so come andrebbe a finire. Ai fornelli me la cavo degnamente: a Bologna io cucinavo e gli altri coinquilini a turno lavavano i piatti. Oggi in casa i fornelli sono il regno di Lucia, con cui ci divertiamo a pensare agli abbinamenti cibo-vino. Condividiamo la stessa passione e mi piace preparare il pane. Ho il lievito madre che curo ormai da più di sei anni. Più che un vino preferito, parlando di gusti ho una tipologia: i muffati, che abbino con i formaggi erborinati o me li godo in solitaria. Se invece dovessi indicare dei vitigni che hanno rappresentato per me momenti di svolta dal punto di vista professionale, e che quindi ho nel cuore, direi Primitivo, Negramaro, Barbera e Nebbiolo.

Che cosa rispondi a chi ti chiede perché iscriversi all’Ais?
Piccola premessa. Quando decisi di iscrivermi al corso AIS non sapevo della suddivisione in delegazioni. In quel momento il corso più vicino a Castellaneta, quindi Taranto, era Putignano, che però rientra nella Murgia. E per quanto la Murgia sia una delle delegazioni più attive in una delle regioni più attive del panorama italiano, negli anni, e soprattutto nell’ultimo anno, l’aver conosciuto tutti i delegati pugliesi e tanti colleghi e soci di tutte le provincie mi ha fatto capire quale è la parte più bella di questo mondo e perché consiglierei di iscriversi a un corso AIS: la possibilità di intrecciare il proprio cammino con quello di tante belle persone, con la tua stessa passione, con le quali realizzare insieme un percorso di crescita umana e professionale. Insomma, in una sola parola: tante splendide amicizie. Un concetto che si rispecchia in una persona: il nostro presidente regionale Giacomo D’Ambruoso che non smetterò mai di ringraziare per le tante opportunità che mi ha dato in questi mesi, a cominciare dalle emozionanti giornate di Vinitaly nel corso delle quali con tanti altri colleghi abbiamo raccontato la nostra regione a centinaia di appassionati.


Avrai tanti ricordi della tua esperienza nell’Associazione. Ne hai uno in particolare?
Tantissimi. Uno che mi piace raccontare è recentissimo, e risale allo scorso inverno. Sono stato docente al corso del Sommelier Astemio tenutosi a Locorotondo. Una esperienza umana e formativa come poche.


Come è cambiata la vita da miglior sommelier di Puglia 2024?
È cambiata decisamente. Sia dal punto di vista umano che professionale. Cominciamo col dire che prima del 27 settembre 2024, giorno del concorso a Margherita di Savoia, ero terrorizzato da tre oggetti: il microfono, gli aghi e il trapano del dentista. Da quel giorno mi è rimasto il terrore solo di aghi e trapano. E poi è stato lo snodo fondamentale del percorso dentro l’associazione. Vincere mi ha fatto qualificare alla selezioni per il concorso Miglior Sommelier d’Italia tenutesi un mese dopo in sede nazionale a Milano. E quello è stato finora il giorno più incredibile della mia vita. Innanzitutto non ci sarei neanche dovuto andare perché il giorno prima sempre la mia cara vecchia ernia mi ha bloccato a letto. Un po’ spronato da Enzo Carrasso, un po’ incoscientemente, piegato in due per il dolore salgo comunque su quell’aereo. E a Bari in fila davanti a me ai controlli di sicurezza chi mi ritrovo? Peppino Baldassarre. Mi dico: questo è un segno. In sede, alla selezione, arriva il mio turno, entro e mi trovo davanti un tavolo a ferro di cavallo con il responsabile nazionale concorsi e una quindicina degli ultimi migliori sommelier d’Italia. Uno shock! C’era anche Antonio Riontino, responsabile regionale concorsi e membro della commissione nazionale, che con un sorriso mi infonde coraggio. Due giorni dopo da Milano mi arriva la mail con l’esito: ricordo perfettamente dove ero, cosa stavo facendo e il grido di felicità che ho lanciato sapendo di essere tra i 10 finalisti e di rappresentare la mia regione a novembre alla Leopolda di Firenze, tra l’altro unico concorrente a Sud di Roma.


Una emozione paragonabile solo alla vittoria del regionale e a una molto più fresca, di poche settimane fa: l’aver superato l’esame da relatore per la lezione Piemonte-Valle d’Aosta ed essere diventato ufficialmente docente AIS. Prossimi obiettivi? Sicuramente prendere altre abilitazioni da docente. E poi riprovare il concorso nazionale. Quest’anno senza aspettative perché di tempo per studiare ce n’è stato poco, ma sicuramente ci proverò sul serio per il prossimo e anche per il 2027. Ovvero quando compirò 50 anni. Anche solo il terzo posto sarebbe un regalo straordinario per un compleanno speciale.

La rubrica Conosciamoci Meglio è realizzata da Michele Peragine per Ais Puglia




