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3 Settembre 2025Il nostro relatore Giulio Benvenuto, dopo aver partecipato ad un prestigioso master sull’Armagnac presso il BNIA – Bureau National Interprofessionnel de l’Armagnac a Eauze, in Francia, è diventato il 4 luglio 2025 uno dei soli sette educatori internazionali certificati di Armagnac al mondo.
Un riconoscimento che ci riempie di orgoglio e che testimonia la sua passione, il suo impegno e la sua competenza nella divulgazione della cultura dei distillati.
A nome del Presidente Giacomo D’Ambruoso e di tutta la grande famiglia AIS Puglia, rivolgiamo a Giulio i nostri complimenti più sinceri.
Di seguito, vi invitiamo a leggere il suo racconto personale di questa intensa esperienza in Guascogna: un viaggio tra storia, cultura, sapori e spiriti che arricchisce il nostro patrimonio di conoscenza e di emozioni.
Ho l’orgoglio di comunicare che Il 4 luglio 2025, a seguito di un master sull’Armagnac, tenutosi a Eauze in Francia, presso il BNIA, il Bureau national Interprofessionel du Armagnac, sono divenuto uno dei sette educatori internazionali, certificati, di Armagnac. La selezione per partecipare al Corso-Concorso si è svolta a livello mondiale nel Maggio 2025, e ha previsto una selezione per titoli e curriculum e un colloquio in inglese svoltosi con la Direttrice della Comunicazione del BNIA, organo che gestisce e promuove l’Armagnac, Maeva Vidonne.
Mi piace raccontare l’atmosfera ed i luoghi di questa splendida esperienza.
Prime immagini che colpiscono della Guascogna, entità culturale e storica, non realtà amministrativa, come ti insegnano appena giungi in zona, sono le distese di terreni coltivati a mais, grano, vite, spesso circondate da boschi, animati, di tanto in tanto, da animali di ogni tipo, come cervi, cinghiali, cavalli, e tanti, diversi, bellissimi, uccelli.
Un sentimento di coesione culturale fortissima poi: sono tutti fortemente guasconi, in ogni senso, vista la loro ironia particolare espressa in francese meglio, perché l’inglese, come da noi, è parlato dai giovani ma non da tutti e chi lo parla, tranne qualche ottima eccezione, lo esprime con un deciso accento locale.
Tutto quello che è food and wine è spesso coperto da Indicazione Geografica o Appellation d’Origine Controlée, dalla frutta buonissima al vino locale, dai formaggi a tutto cio’ che è commestibile, è questo già un punto da imparare per noi italiani.
Eppoi c’è l’Armagnac, vero amalgama culturale, identitario, insieme a D’Artagnan, della regione che lo esprime.
Appena entrati nel Bureau National Interprofessionel de l’Armagnac, situato in una sede moderna e architettonicamente simpatica ad Eauze nel cuore del Bas, ti insegnano a conoscere a memoria le tre differenti realtà geografiche e territoriali dell’Armagnac. Dove si trovano i produttori, quale è il differente terroir del Bas, del Tenareze, dell’Haute, quasi a masticare il limo e le pietre delle singole zone, ad assaporarle e ad ascoltare le storie ed i sentori meravigliosi che esse raccontano, attraverso lo spirito di vino.
Siamo in sette,a livello mondiale, selezionati da Maeva, la simpaticissima e colta Direttrice della Comunicazione del Bureau, nata a Parigi ma vissuta per quasi diciotto anni tra Polinesia e Nuova Zelanda, dunque due tedeschi, un russo, un giapponese che vive da ventitre anni a Los Angeles, un irlandese ed un inglese, ed io. Chi insegna distillati, chi importa Armagnac, chi produce e vende whisky irlandesi, chi insegna ad aprire distillerie dovunque, chi commercia e diffonde insomma il verbo degli spirits.
Ognuno porta il suo contributo culturale e di sensibilità di naso e palato affinato in nazioni differenti, a volte ufficialmente anche in lotta politica tra loro. Ma qui siamo tutti accomunati dal desiderio di conoscere, approfondire, respirare l’Armagnac.
La mattina Maeva ci preleva alle 9 e ci porta a scuola dove ci indottrina con al teoria e con la pratica, almeno 10/15 Armagnac da provare, selezionati in ragione della materia da studiare in giornata, al pomeriggio via con le visite ai produttori, almeno due diversi, con almeno altre dieci bottiglie da ascoltare in tasting, mentre il produttore con il suo cappello, i suoi deliziosi vestiti campestri o il suo abito da lavoro ci racconta storia, tecniche, e soprattutto trasudando orgoglio, ci racconta perché il suo prodotto è unico, perché spesso è un prodotto di 4/5 generazioni di persone, di cui spesso rimangono ricordi tramandati, ma soprattutto bonbon, damigiane di meravigliosi spiriti, lasciati a riposare in Paradis, in genere il primo piano in alto della cantina oppure in zona comunque riservata nel profondo dell’edificio, in basso, dove si accede solo per grande amicizia e dove riposano, cosi’, gli affetti piu’ cari, con contenitori su cui vengono scritti, romanticamente, gli anni: 1878, 1890, 1920…
La sera, stanchi ma felici della bella giornata trascorsa, siamo in ristorante ad imparare le specialità del luogo e a provare il floc de Gascogne, come aperitivo, due terzi di mosto di uva fresco e un terzo di armagnac giovane, accompagnato da vini della Cote de Gascogne, tra cui preferisco quasi sempre il Colombard, con i suoi sentori acidi ma strutturati. E poi vai con l’anatra declinata in ogni soluzione, le zuppe fresche d’entrée, e poi che dire del pane davvero ottimo e del pastis gascon, sfogliata di mele meravigliose, e dei altri dolci, soprattutto con frutta, eccellente, della Guascogna. E ovviamente un po’ di Armagnac a chiudere, tanto guida Maeva…
Le funzioni del Bnia, in cosa ci distinguiamo dal Cognac, perché i negociants sono diversi qui dalla zona di Bordeaux e perché ci si alterna alla guida del Bureau tra produttori e negociants, in una ricerca di sinergia, ma lottando contro le lentezze burocratiche proprie di una nazione latina, come anche la Francia è.
Ah, quasi dimenticavo, si avverte l’influenza della Spagna, rappresentata dai ventagli che le signore di ogni età sventolano, in un caldo ferocemente umido, negli spettacoli delle Courses Landaises, ad una delle quali partecipiamo, sostanzialmente delle corride senza sangue, il cui l’ecarteur, il protagonista, deve scartare l’attacco di mucche esperte, con grandi corna, in arene ovali o rettangolari, che si concludono in premiazioni per chi ne ha scartate di piu’…E inoltre le Ferias, che in ogni piccolo villaggio si tengono con musiche, balli e vestiti tradizionali, spesso attese tutto l’anno per conoscersi meglio e fare amicizia o iniziare love affairs tra i villeggianti.
Dovremmo anche studiare la notte, perché poi ci attenderà il giorno finale un esame scritto e orale, che scopriremo non semplice.
IL Corso ha visto dunque una full immersion in Guascogna, basata sulla teoria e sulla degustazione del distillato probabilmente piu’ antico d’Europa, con numerosi incontri con produttori e commercianti di Armagnac, e la visita di una famosa tonnellerie, dove si producono le botti in cui affina il nobile distillato ed una fabbrica di alambicchi armagnacaise, specifici alambicchi con cui si produce questo spirito.
A tale proposito,Direi che l’Armagnac è soprattutto un popolo di Guascogna unito in una passione storica, rappresentato dallo Spirito che la rappresenta e che la porta nel mondo in una bottiglia. Ma forse uno degli aspetti piu’ essenziali di questa unità di popolo è costituita dalla distillazione di questo formidabile distillato e ovviamente dallo strumento che la realizza, ossia l’Alambic Armagnacaise. Questo magico elemento, solitamente a otto piatti, nella parte di selezione dei vapori, che consente di smentire la solita, superficiale, ormai, per fortuna, superata, distinzione tra distillazione di qualità che sarebbe offerta dall’alambicco a ripasso, e la distillazione piu’ industriale, costituita dalla distillazione a colonna.
Ma a parte la struttura di selezione e di concentrazione alcolica con in testa il contenitore del vino, vero cardine di tutto il sistema, in termini di riscaldamento dell’alambicco e di efficientamento dello stesso, cio’ che esprime, ancora una volta, l’unità del popolo Armagnac, è il concetto di Alambic Ambulant, ossia questo alambicco che gira per villaggi, paesi e aziende agricole per distillare il vino prodotto dai produttori, non molti dei quali, soprattutto i piu’ piccoli, hanno un alambicco di proprietà. E quando arriva l’Alambic Ambulant è un momento rituale e solenne in cui celebrare, attraverso l’uscita dell’alcol da questo antico strumento, la nascita dello spirito e festeggiare il fatto che anche quest’anno il produttore, la famiglia che distilla, sara’ riuscita nell’intento di creare un liquido dalle origini antiche, che si degusterà nel tempo, centellinandone le emozioni. E sarà festa, emozione, passione. E l’Alambic Ambulant andrà in un altro produttore e cosi’ per le poche settimane in cui si celebra il rito della distillazione
Solo divertimento? No come detto, divertimento e studio, con esame finale difficile,ma cio’ che piu’ conta colloquio con produttori e negociants, tra cui il mitico Darroze, che ha incantato, narrandoci gli inizi dell’interessamento della dua famiglia per l’Armagnac e cio’ che continua a spingere l’azienda a selezionare etichette ed annate e cru rispondenti alla propria filosofia, che non è ispirata alla semplice vendita, ma ad emozionare e fidelizzare la clientela con pepite di gran livello.
Il giro tra produttori oltre che a rappresentare un modo interattivo di conoscere, ha trasmesso un grande insegnamento a chi, come me, viene da un mondo di grandi eccellenze come l’Italia, ma che non riesce a fare squadra. Esiste certo la voglia di fare spirit migliore degli altri produttori, ma appare una sana rivalità, una sana competizione, sempre consapevoli di fare parte dello stesso team, quello dell’Armagnac, vero sistema territoriale, che deve far vivere un territorio e tutto il relativo indotto.
Insomma, l’unione fa la forza.
Tutto perfetto? No.
Le esportazioni sono in calo nell’ultimo anno e chissà come andrà quest’anno con le incertezze di dazi e tariffe varie doganali. Come reagirà il mercato americano ed il russo?
Bisogna comunicare meglio la passione dell’Armagnac, fare comprendere a chi non ha ancora visitato le terre di D’Artagnan, perché questo è un mondo unico, cosa c’è dietro un calice, cosa spinge un produttore a venire a cenare con alcuni appassionati, alla fine di un giorno di dura lavoro nei campi, tra Ugni Blanc e Colombard, e a tirare a fare tardi, raccontando di aneddoti secolari e di quando e come le bottiglie dell’Armagnac di famiglia sono state sottratte alla furia alcolica dei nazisti, affinche’ i nipoti ed i pronipoti potessero degustare quel patrimonio domestico straordinario. Ovviamente tra formaggi e carni notevoli, cominciando le cene, immancabilmente con la Blanche d’Armagnac, e terminando, inevitabilmente, con un Armagnac d’annata e con un ottimo pastis gascon.
Ora dunque come contribuire a comunicare l’Armagnac?
Continuare a fare squadra, sentendosi parte di essa, innanzitutto.
Io pero’ dal 4 luglio sono parte di questo mondo e spero di contribuire come relatore Ais distillati a contribuire, nella nostra , che cosi’ bene promuove il mondo del vino italiano, la conoscenza di questo antico distillato francese ed europeo.
Giulio Benvenuto, Relatore Ais Puglia e Italia Distillati e Liquori













