
AIS Puglia celebra le eccellenze regionali del vino e dell’olio EVO: il 5 dicembre a Bari torna il Galà
30 Ottobre 2026Il recente rogo che ha distrutto il Nido dell’Aquila, meglio noto come il Rifugio di Hitler, sulle Alpi Bavaresi, lo ha riportato indietro nel tempo, a quando cominciava a farsi strada in un settore che gli ha poi riservato tantissime soddisfazioni. Vito Antonio Giovane, 62anni, di Villa Castelli, riconosciuta colonna dell’Associazione Italiana Sommelier, delegazione di Brindisi, ricorda con emozione quella esperienza lungo il confine austro-germanico.
"Dopo la terza media – racconta Vito Antonio Giovane – mi iscrissi all’Istituto Professionale Sandro Pertini, di Brindisi. Cercavo di inserirmi in un settore che mi desse possibilità di trovare lavoro senza dover aspettare molto. E di viaggiare. Frequentai anche un corso di lingua tedesca, corso di cento ore. E il primo contratto l'ho trovato proprio in Germania, Baviera. Prima in cucina e poi al bar presso il ristorante L’Isola, del perugino Gino Martini e della sarda Sabina Bellu, ad Augusburg."

Al Nido dell’Aquila come è arrivato?
Avevo tanta curiosità e voglia di guadagnare. Volevo anche imparare bene il tedesco e altre lingue ma lavorando con tanti connazionali avvertivo l’esigenza di frequentare colleghi di altre nazioni. Esaurito il primo contratto, tornato temporaneamente in Italia, ho iniziato la stagione presso l’Hotel Delfino di Taranto e successivamente presso il Ristorante Rendez Vous di Riva dei Tessali a Castellaneta Marina. Ebbi modo di incontrare clienti facoltosi e con esigenze gastroturistiche più raffinate, come Carlo Ponti e Sofia Loren. Con l’unico campo da golf di Puglia a 18 buche, dove ho conosciuto una clientela più facoltosa, a quei tempi anche Sofia Loren con Carlo Ponti avevano una villa nella pineta, con esigenze eno-gastroturistiche molto più raffinate.

E il ritorno in Germania?
Su sollecitazione dei miei maestri tecnopratici Franco Nubile di Tuturano e Tonino Magistà di Conversano, partecipai ad una selezione internazionale che mi consentì di avere un contratto di lavoro da parte di una commissione internazionale per il Ristorante Kehlsteinhaus, sulla cima del monte Kehlstein a 1834 metri di altitudine, non lontano dall’austriaca Salisburgo. Era il ristorante del Nido dell’Aquila. Per accedere si utilizzava un lungo tunnel nella roccia e poi per gli ultimi 150 metri bisognava salire con un grande ascensore scavato nel cuore della montagna.
Era un ristorante di grande prestigio. Vista panoramica sulle Alpi e sui laghi circostanti. Eravamo una sessantina di dipendenti provenienti da una ventina di nazionalità diverse e venivano a frequentarci mediamente due/tremila turisti al giorno. I dipendenti erano in gran parte donne, ero l’unico italiano e per farmi capire dovevo necessariamente darmi da fare e parlare in inglese o in tedesco. Li ho imparato ad apprezzare la cucina, la birra, la caffetteria e la pasticceria bavarese ed austriaca. In quel rifugio alpino avevo il ruolo di cameriere e lavoravo a percentuale su tutto quello che incassavo, dovevo fare bene attenzione a non sbagliare i conti per non rimetterci di tasca propria ma alla fine guadagnavo bene, ricevevo molte mance, avevo due giorni di riposo alla settimana, viaggiavo tanto nei dintorni e sul posto di lavoro mi fidanzai con una bella bionda finlandese, di Helsinki, neo laureata in Economia, dieci anni più grande di me che era li per apprendere la lingua. Mi trovai talmente bene che decisi di ritornare anche la stagione successiva.

Poi ha deciso di cambiare, come si dice, aria.
Nell’86 sono stato al Royal Hotel di Courmayer e al Palace Bron, a pochi chilometri dal traforo del Monte Bianco, prestigioso albergo di montagna frequentato da Vip, politici e alte cariche dello Stato. Promosso sul campo a Demi-Chef de Rang, imparai ad apprezzare maggiormente i vini e i formaggi valdostani anche confrontandoli con quelli d’oltralpe. Nell’87 ero già Chef de Rang al Grand Hotel Regina Palace di Stresa sul Lago Maggiore, vicino al Grand Hotel des Illes Borromèes, di proprietà della Compagnia Italiana Grand Alberghi dell’Agata Khan, non distante dalla Scuola Alberghiera Maggia dove lo chef Gualtiero Marchesi era una figura fondamentale, mentore e promotore del cambiamento proprio mentre introduceva la sua Nuova Cucina Italiana.

Esperienze che la professionalizzavano sempre più.
Durante i primi tre anni di scuola alberghiera si faceva molta pratica e potevo tranquillamente lavorare tutte le sere in pizzeria. Gli studi, però, si facevano sempre più impegnativi. Al quarto anno lavoravo solo sabato e domenica e al quinto solo il sabato. A fine corso, a maggio, mettevo a posto le medie scolastiche e mi ritiravo per fare la stagione piena in albergo. Ormai ero già Diplomato in Tecniche delle Attività Alberghiere, avevo fatto il militare, non avevo altri impegni e potevo dedicarmi totalmente al lavoro per cui decisi di fermarmi ancora un anno sul Lago, a Belgirate presso la prestigiosa Villa Carlotta, dove spesso si incontravano Gianni Agnelli ed esponenti e calciatori della Juventus. Li, oltre ad impratichirmi sull’offerta enogastronomica piemontese e sull’importanza della salvaguardia del patrimonio regionale, ho conosciuto alcuni clienti americani che mi proposero di fare esperienze in California. Feci dei colloqui in Europa, non le sentii di accettare un’offerta di imbarco sulla nave da crociera Love Boat, rotta Los Angeles-Messico. E feci la stessa cosa per un contratto nel Regno Unito. Clausole troppo vincolanti e compensi non congrui le ragioni che mi avevano imposto un freno.

Ha così deciso di puntare ancora sull’Italia.
Accettai un contratto da assistente banqueting presso il Magic Restaurant della Motta in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Prima di cominciare, però, in occasione di una visita a casa, in attesa del bus che mi avrebbe portato a Villa Castelli, lessi alcuni annunci riguardanti corsi-concorsi di formazione sul Turismo, gestiti dall’Enaip delle Acli. Decisi di iscrivermi ed in quei giorni conobbi alcune ragazze che frequentavano l’Istituto di Ragioneria a Francavilla Fontana. Tra loro c’era Nicoletta, divenuta poi mia moglie.

Restare in Puglia cominciava a diventare un'opzione concreta.
Superai la selezione delle Acli, specializzandomi come Tecnico per la gestione di aziende turistiche. E nell’ambito di un tirocinio fui utilizzato come addetto al front-office del Grand Hotel. Rosa marina di Ostuni, rilevato da Dino Marseglia. Dopo il tirocinio fui assunto come portiere di notte. Sono poi stato centralinista, segretario con cassa, vice capo ricevimento.

Era l'89. Si apriva un mondo nuovo.
A Bari si stava completando la costruzione dello Sheraton Nicolaus Hotel del gruppo De Gennaro. Il mio mitico Direttore Gastone Ballotta, già direttore dell’Hotel Sierra Silvana e fondatore del Ristorante il Fagiano sulla Selva di Fasano, mi propose per una selezione del personale nella mansione di assistente al direttore banqueting. Selezione che superai. Ma i lavori di costruzione subivano dei ritardi. E fu così chelo stesso Ballotta mi suggerì di accettare un’offerta dell’hotel Europa, fresco di ristrutturazione, affacciato sul Ponte Girevole a Taranto. Nel capoluogo ionico l’assunzione era a tempo indeterminato, sono stato segretario e quando serviva portiere di notte. Il direttore Carmelo Coppola mi vedeva come suo successore.

Si affacciavano, intanto, nuove opportunità lavorative.
Nel 1991 fui chiamato per delle supplenze annuali come docente precario di Sala-bar presso la Scuola Alberghiera di Leporano. L’anno dopo stavano per aprire Il Grand Hotel Masseria Santa Lucia di Ostuni e il Direttore, Bartolo D’Amico che precedentemente era già stato il mio capo ricevimento a Rosa Marina, mi fece delle proposte di lavoro molto interessanti per la Sala che però non riuscivo a conciliare in quanto di giorno insegnavo. Bartolo che attualmente ricopre la carica di Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana dei Direttori d’Albergo mi invitò a far parte della sezione giovanile dell’ADA. In quel periodo continuavo a lavorare a Taranto: tra l’albergo e la scuola nel fine settimana lavoravo in sala presso il rinomato ristorante La Barca di Pulsano.

I tanti cambiamenti, nel frattempo, non sono solo professionali.
Avevo bisogno di lavorare tanto anche perché nel 1993 con i miei fratelli stavo per aprire in società il piccolo Ristorante Pizzeria, a conduzione famigliare, LaGravina, soprattutto stavo per sposarmi con la mia ormai poco più che maggiorenne fidanzata Nicoletta. Per la location del ricevimento nuziale, grazie alle tante amicizie nel settore, disponevo di un’ampia possibilità di scelta. Optammo per “La Taverna del Cacciatore” di San Michele Salentino, guidato da “Nuccio” Argentieri. Una festa memorabile a detta di molti.
Erano mesi, quelli, con tante novità.
Avevo superato anche un concorso come Dispensiere con funzioni di economo presso l’Ospedale di Francavilla Fontana ma l’assunzione come docente ITP di ruolo presso l’Alberghiero di Leporano mi aveva imposto di rinunciare a tutto il resto. Consentendomi però di continuare nelle attività didattiche e formative a vario livello. E di seguire con convinzione i percorsi dell’associazionismo.

Nel 1997 si avvicina all’Associazione Italiana Sommelier.
Grazie al Preside della mia scuola conosco Sebastiano d’Onghia, docente presso la Scuola Alberghiera di Castellana Grotte, nonché Chef del Miramonti di Noci, e conseguentemente conosco anche Vito Sante Cecere, maitre del Ristorante nonché Delegato Ais della Murgia che da li a poco sarebbe subentrato al De Virgilio come presidente regionale dell’Ais. Vito mi convinse a frequentare i corsi Ais prima ad Alberobello, presso l’Hotel Sovrano di Giancarlo Mongelli, e poi al ristorante Miramonti dove supero l’esame di terzo livello e conseguo il Diploma di sommelier. Tra i corsisti spiccavano anche Enzo Carrasso e il dottore Giuseppe Baldassarre. L’allora delegato di Bari, Enzo Scivetti, mi convinse a preparare l’esame da degustatore.

Sotto la conduzione di Vito Sante Cecere l’Ais si espandeva sul territorio.
Io da Brindisi, divenuto Delegato per quella zona, contribuivo a dare una spinta anche a Taranto e Lecce, dove erano poi diventati Delegati Salvatore Tatullo e Andrea Fattizzo.

Siamo arrivati all’anno 2000. La sua narrazione potrebbe continuare ancora a lungo. Tanti gli spunti, gli incontri, le memorie, le attività, le collaborazioni, le specializzazioni, i premi, gli eventi, che l’hanno vista protagonista e su cui potremmo approfondire in seguito. Mi piace ricordare che nel frattempo sono nati i suoi figli Massimo (laureato in Ingegneria del Veicolo a Modena con il massimo dei voti) e Maria Luisa (studentessa del Liceo Linguistico), Rocco Caliandro (nel 2010) è stato suo successore come Delegato Ais a Brindisi, e che ha svolto diverse attività come promotore di eventi, docente, formatore e rappresentante dell’Associazione Italiana Sommelier. Diventa anche degustatore ufficiale di Olio Evo. Tra tanti appuntamenti in Italia e all’estero uno in particolare lo porta nel cuore.
La cena di gala a Brindisi per il G7, due anni fa, offerta dal Presidente della Repubblica Mattarella. Grazie a Pierangelo Argentieri di Chez Vous e ai vertici regionali di Ais, il presidente Giacomo D’Ambruoso per primo, ho coordinato il servizio dei sommelier. Un evento irripetibile che, con così tanti ospiti illustri da diversi Paesi, ha impegnato tutti a dare il massimo. Il Presidente Mattarella ci ha salutati e si è congratulato, stringendoci la mano, con ognuno di noi. Come dimenticare?


La rubrica Conosciamoci Meglio è realizzata da Michele Peragine per Ais Puglia




