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28 Luglio 2025Calcio, tennis, nuoto, sci ed equitazione, discipline che ha praticato anche a livello agonistico. Carmine Galasso ha lo sport nel sangue, tanto da essere diventato preparatore atletico, individuale e per squadra, personal trainer e istruttore fitness. Nove anni fa si è avvicinato all’AIS (Associazione Italiana Sommelier) frequentandone i corsi presso la Delegazione Bat-Svevia a Barletta (città in cui vive ma è nato a Terlizzi) che è diventata la sua seconda casa. Con il titolo di Miglior Sommelier di Puglia, conseguito nel 2023 una vera e propria svolta: “Da sollevare i pesi in palestra sono passato a sollevare i calici di vino - dice con la faccia pulita del bravo ragazzo (45 anni ben portati) - applicandomi con la stessa dedizione”.

Che cosa ha fatto in tutti questi anni?
Professionalmente parlando, dopo aver conseguito il diploma di Geometra, ho intrapreso gli studi in Ingegneria Civile, sostenendo gli esami del biennio, non portandoli a termine perché poco più che ventenne mi sono ritrovato ad affrontare una fase delicata e dolorosa della mia vita, che mi ha costretto ad accantonare l’università e rivedere le mie priorità. Sono stati anni molto duri, che hanno lasciato un segno profondo. Col tempo, però, ho imparato a riconoscere quanto proprio quei momenti, per quanto difficili, mi abbiano rafforzato e contribuito a rendermi la persona che sono.


La passione per gli sport ti ha facilitato nel superare i momenti di criticità?
Certamente. E ancora oggi questa passione è compagna di vita. Amo i cavalli. Quando entro in connessione con loro, mi dimentico completamente del resto; mi trasmettono profonda tranquillità, un senso di libertà e un’energia pura che mi rigenera totalmente. Nei momenti in cui ho bisogno di “respirare” e staccare dalla quotidianità, monto in sella e mi immergo nel parco dell’Alta Murgia. Mi muovo tra boschi e vigneti, avvolto dal silenzio della natura, che in realtà è pieno di suoni vivi e sottili. Sono momenti straordinari e unici, vivo emozioni intense e pure, unendo la mia passione per i cavalli a quella per il territorio murgiano.

Ha altri interessi nel tempo libero?
Non sono un grande appassionato di libri, romanzi o narrativa, ma leggo volentieri di temi che mi aiutano ad approfondire le conoscenze professionali e personali. Stessa traccia per i viaggi, soprattutto esplorando nuovi territori vinicoli. Mi piace incontrare i produttori, ascoltare le loro storie e assaggiare i vini che raccontano i luoghi, insieme alla cucina tradizionale locale, perché attraverso i sapori si vive appieno l’esperienza e la cultura del territorio. Questo modo di viaggiare mi arricchisce molto, perché unisce piacere, curiosità e apprendimento.


Perché si è avvicinato al mondo della sommellerie?
Premetto che l’amore per il vino affonda le radici nella mia infanzia. Mio nonno materno apparteneva ad una famiglia che, nel secolo scorso, produceva botti a Barletta. Mi raccontava spesso delle nostre origini e della storia vitivinicola del territorio. Sulla nostra tavola, tra lui e mio padre, un buon calice di vino rosso non è mai mancato. All’epoca, due dita di buon vino non si negavano nemmeno a un adolescente come me, era quasi un gesto rituale. Come diceva il nonno, “fa buon sangue” e, soprattutto, era espressione autentica della nostra cultura. Soprattutto gli incontri familiari a tavola erano il momento in cui si tramandavano questi valori. Una consuetudine che purtroppo oggi si è persa in molte case italiane e che, a mio parere, rappresenta una delle cause dell’allontanamento dei giovani dal mondo del vino. Si è smarrita quella mediazione che avveniva tra le mura domestiche. Il vino, dopotutto, è storia e cultura del nostro paese.

Come si è sviluppato questo amore?
La curiosità per il vino è maturata con me, andando di pari passo con il desiderio di scoperta. Ho iniziato ad esplorare nuove etichette, cercando di affinare il gusto, che già allora tendeva verso il Sangiovese, vitigno che continuo a preferire e per il quale nutro ancora oggi una profonda passione. Spinto dalla curiosità iniziai a frequentare le poche enoteche presenti a Barletta, all’epoca se ne contavano solo due. 15 anni fa, ne aprì una, Rex Bibendi, proprio vicino casa mia, lungo la strada che percorrevo ogni giorno.

Cosa accadde?
Decisi di entrare e con grande sorpresa scoprii che il titolare, Giuseppe Fiore, era un vecchio amico che negli anni avevo perso di vista. Seguì una lunga chiacchierata, non solo per il piacere di ritrovarsi, ma soprattutto per la passione condivisa per il vino. Da quel momento, l’enoteca divenne per me una tappa quotidiana, un rifugio. Era il mio spazio di relax, dove parlare di vino con chi lo viveva davvero, e dove assaggiarlo con consapevolezza e piacere. Lì conobbi anche altre persone, poi divenute amici, già sommelier AIS e collaboratori della delegazione AIS BAT-Svevia, tra cui Marina De Tullio, l’attuale delegata. Con loro ho degustato tanto, imparato molto e condiviso infinite esperienze. La mia sete di conoscenza era insaziabile, assorbivo ogni informazione come una spugna. Il vino stava diventando parte integrante di me. Sostenuta da Giuseppe Fiore e Mimmo Balestrucci è cresciuta la voglia di iscrivermi all’AIS mettendo un punto ai tanti rinvii determinati dalla mancanza di tempo che mi impediva un impegno adeguato. Nel 2016 ho iniziato il percorso AIS, che ho concluso nel 2018, diventando successivamente anche degustatore ufficiale.

Ha un suo vino preferito?
Ho tanti vini del cuore, molti dei quali legati alla mia terra, la Puglia. Ma se oltrepasso i confini regionali, ribadisco di avere un debole per il Sangiovese. Un Chianti Classico in particolare mi accompagna da sempre e scelgo molto volentieri.

Sono trascorsi nove anni dal suo debutto in AIS Quali esperienze ha tratto, anche a livello personale?
Il corso AIS è stato, a dir poco, “fantastico” sotto ogni aspetto. Non solo mi ha fornito gli strumenti necessari per comprendere meglio ciò che degustavo, ma mi ha anche aperto una finestra ampia e affascinante sul mondo enoico e sull’intero panorama enogastronomico. È un percorso che consiglio a tutti, anche a chi non ha intenzione di diventare sommelier professionista, perché offre una conoscenza culturale profonda della straordinaria ricchezza e bellezza del nostro territorio. L’Associazione Italiana Sommelier, rappresenta un punto di riferimento fondamentale per chiunque voglia avvicinarsi al mondo del vino. È un ambiente ricco di professionalità, passione e cultura, dove è possibile crescere, imparare e condividere esperienze con persone che hanno la stessa dedizione.

Altri punti di forza?
AIS è anche “famiglia”. In questi anni ho conosciuto tante persone splendide, con cui continuo a mantenere rapporti solidi, sia in Puglia che in altre regioni d’Italia. Ho trovato persone care con cui condivido non solo la passione per il vino, ma anche momenti di vita quotidiana. Si crea un legame forte, si condividono percorsi, conoscenze e anche gioie, dolori e intense giornate di lavoro. Ricordo, ad esempio, molto bene i Vinitaly fatti con AIS Puglia, giornate intense di lavoro, ma un gruppo unito, fantastico, sempre pronto ad aiutarsi e sostenersi, mosso da un obiettivo comune: raccontare al meglio la nostra meravigliosa Puglia enoica. Sono esperienze forti, che lasciano il segno e rafforzano il senso di appartenenza a “mamma” AIS e alla grande famiglia di AIS Puglia. Così come le intense organizzazioni e le grandi sudate nella mia delegazione AIS BAT-Svevia, nell’organizzare corsi, eventi, nel sostenere i corsisti all’esame finale. Consiglio a chiunque abbia anche solo una minima curiosità o passione per il vino di avvicinarsi a questo mondo. Far parte di AIS significa non solo approfondire le proprie conoscenze, ma anche vivere esperienze uniche e costruire relazioni autentiche con persone che condividono lo stesso entusiasmo. È un percorso che arricchisce non solo dal punto di vista tecnico, ma anche umano e culturale.

Del vino abbiamo detto. E il cibo?
Sono un grande appassionato di cucina. Una passione, forse, nata prima di quella per il vino, o forse sono cresciute insieme, perché, per me, non può esserci buon cibo senza un buon calice di vino: l’uno esalta l’altro, in un dialogo perfetto. Cucinare mi piace molto. Quando sono nervoso o stressato, il rimedio è mettermi ai fornelli con un calice in mano da sorseggiare durante le preparazioni, in quel momento tutto si riequilibra. Adoro cucinare i primi piatti, per me, un pranzo senza pasta non è un vero pranzo, ma mi dedico volentieri anche ad antipasti, secondi e anche ai lievitati. Amo mettere letteralmente le mani in pasta: pane, pizze e focacce mi danno grande soddisfazione. L’unico ambito in cui mi cimento poco è la pasticceria, ma per il resto mi piace sperimentare e lasciarmi ispirare.

Ricorda la sua prima esperienza in cucina?
Avevo 12 anni quando ho cucinato da solo. Aprii il frigorifero di casa e iniziai ad assemblare ingredienti un po’ a caso e sorprendentemente il risultato non fu affatto male! Da allora non ho più smesso. Anche oggi, capita spesso, apro il frigorifero e provo a tirar fuori un buon piatto con quello che c’è. Certo, oggi gli impegni quotidiani non mi permettono di dedicarmi quanto vorrei, ma appena posso organizzo cene con amici, amo cucinare per loro, fare la spesa al mercato, sentire i profumi e assaggiare le materie prime. Sono sempre alla ricerca di qualità e genuinità. Negli abbinamenti vino-cibo ricerco l’emozione sensoriale, perché sia il cibo che il vino, da soli o insieme, devono saper parlare ai sensi e lasciare un ricordo.

Ha una sua ricetta da suggerire?
Torcinello di animella croccante e gambero rosso crudo, con salsa di mandorla e vinaigrette ai frutti rossi, abbinato ad un vino rosato, rigorosamente pugliese. Emozione pura.

Come è cambiata la vita dopo il titolo di Miglior sommelier di Puglia 2023?
La mia vita è cambiata molto sotto alcuni aspetti, ma è rimasta identica sotto altri. La passione per il vino e per la mia amata Puglia, infatti, è esplosa con un’intensità ancora maggiore. L’aggiudicazione del titolo è stata un riconoscimento importante, un vero punto di partenza, non un traguardo finale.

Qual è stata la molla che l’ha spinta a partecipare al concorso?
I concorsi si sono rivelati un prezioso stimolo allo studio e all’approfondimento dei territori e dei vitigni. In questo percorso, devo un ringraziamento speciale ad Antonio Riontino, responsabile regionale dei concorsi, che ha portato questo mondo in Puglia e mi ha sempre incoraggiato a partecipare. Ho viaggiato tanto e continuo a farlo, incontrando produttori, toccando con mano la terra e i ceppi delle vigne. Più mi dedicavo a tutto questo, più cresceva la mia sete di conoscenza. Il mio anno “temporale”, da settembre 2022 a ottobre 2023, è stato indimenticabile. In questo arco di tempo ho conquistato importanti riconoscimenti, tra cui anche il titolo di Miglior Sommelier di Puglia, che si è aggiunto ai precedenti successi legati a vitigni simbolo di Puglia come il Nero di Troia, il Primitivo e il Negramaro. Questa esperienza ha rappresentato la chiusura di un ciclo personale e, al tempo stesso, l’apertura di molti altri. Diventare Miglior Sommelier di Puglia 2023 è stata una grande soddisfazione, un momento importante nella mia vita sia professionale che personale. Da allora, la mia vita è cambiata soprattutto in termini di responsabilità e opportunità. Ho sentito con forza l’onore e l’onere di rappresentare AIS Puglia e l’intera Puglia enoica, con un profondo senso di appartenenza e soprattutto di grande responsabilità, mettendo tutto me stesso, impegno e passione nell’adempiere a questo ruolo. Ho anche avuto modo di vivere nuove esperienze e di vedere presentarsi diverse occasioni di crescita, che mi hanno permesso di confrontarmi con realtà più ampie e di arricchire ulteriormente la mia conoscenza del mondo del vino.




Anche per lei vale il detto “gli esami non finiscono mai.”
Il titolo mi ha dato una carica di motivazione in più per continuare a studiare, migliorare e condividere la mia passione con sempre più persone. Allo stesso tempo, conservo intatta la stessa voglia di imparare che avevo all’inizio, perché il mondo del vino è vasto e c’è ancora tanto da scoprire. Oggi continuo a raccontare la mia regione ovunque mi trovi. Si sono aperte nuove strade professionali che mi hanno gratificato profondamente, permettendomi di esprimermi e di continuare a crescere in questo meraviglioso mondo. Mi occupo principalmente di comunicazione, divulgazione e consulenza, collaborando anche con realtà di rilievo nel panorama nazionale come DoctorWine e WineTV.

Negli ultimi anni stanno emergendo fenomeni a volte contrastanti. Il vino è sotto i riflettori e non sempre con benevolenza. Lei che spiegazioni individua?
I problemi del settore vinicolo italiano sono molto più ampi. Stiamo attraversando una fase complessa a causa di molteplici fattori, come il cambiamento climatico, l’aumento dei costi di produzione, il calo dei consumi, la concorrenza internazionale e, solo in parte, anche la disaffezione delle nuove generazioni. In questo particolare momento storico, in cui il vino è sotto pressione da più fronti, non da ultimo per le nuove normative del codice della strada, anche noi sommelier e comunicatori abbiamo un ruolo fondamentale. Il primo passo è quello di educare al consumo consapevole in un’epoca in cui assistiamo ad una vera e propria crociata antialcool. Il problema non è l’alcol in sé ma l’uso che se ne fa, spesso legato a una mancanza di corretta educazione al bere responsabile. Questo aspetto è cruciale in un’epoca in cui i consumatori sono sempre più informati e attenti alla propria salute.

Donne e giovani manifestano un interesse diverso per il mondo del vino. Le prime sono in aumento, le nuove generazioni sembrano più distaccate.
Per troppo tempo il vino è stato confinato in ambienti elitari e autoreferenziali, diventando uno status symbol riservato a pochi. Questo ha contribuito a creare distanze e a far sì che molti si allontanassero. In realtà, il vino non ha bisogno di esclusività. Serve riportarlo al centro della convivialità, ridargli quel valore umano e sociale che merita, creando esperienze coinvolgenti capaci di avvicinare anche chi è distante da questo mondo. I giovani di oggi sono curiosi, consapevoli e ben informati. Sanno cosa cercano: vini più leggeri, più freschi, con maggiore bevibilità. È fondamentale coinvolgerli, farli sentire parte attiva di un racconto che usi parole vicine al loro modo di pensare e sentire. A noi il compito di stimolare la loro curiosità e di far comprendere che il vino è una scelta identitaria, personale e consapevole. Va anche considerato che a 20 anni molti di noi bevevano altro e cercavamo magari esperienze diverse; non si possono biasimare i giovani di oggi né pretendere che il vino faccia già parte della loro quotidianità. Inoltre, i giovani di oggi vivono in mondo molto diverso rispetto a qualche decennio fa, con luoghi e modalità di socializzazione cambiati, che privilegiano drink più veloci e magari meno impegnativi del vino. Questo anche perché, nel corso degli anni, il vino non si è sempre saputo adeguare e ascoltare le esigenze dei giovani. Dobbiamo cambiare linguaggio, trovare nuove modalità comunicative.

Altre criticità? E come se ne viene fuori?
Infine, un fattore non trascurabile è anche il costo del vino nei locali e nei ristoranti, spesso troppo elevato per le tasche dei giovani (e non solo per le loro). Un tempo si potevano bere ottimi vini a prezzi più accessibili; oggi il prezzo medio è alto e molti ristoranti non vedono il vino come un valore aggiunto né come strumento di marketing per la loro struttura. Oggi sarebbe importante trasmettere la cultura del vino anche attraverso una maggiore offerta di mescita al calice. Bisogna sbicchierare di più, con prezzi onesti, in modo semplice ma con un’ottima comunicazione, dando a tutti la possibilità di conoscere, scoprire e appassionarsi. In sintesi, se vogliamo avvicinare i giovani al vino, dobbiamo fare un lavoro di educazione, semplificazione e inclusione, raccontando il vino in modo autentico e coinvolgente e creando occasioni in cui possano sentirsi parte di questa meravigliosa cultura.


La rubrica Conosciamoci Meglio è realizzata da Michele Peragine per Ais Puglia




